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Il Cenacolo approda a “Vinitaly 2008”, l’importante manifestazione cui siamo stati invitati a partecipare: faremo conoscere non solo il vino rosato, ma anche la sua terra, la sua storia, il suo passato ed il suo presente, onorati di rappresentare in quella sede il Salento tutto. Nella piena convinzione che richiamando i nostri amici consumatori e l’attento produttore a difendere questa realtà salentina, simbolo di riscatto, di tradizioni ed innovazione, il vino rosato del Salento possa attestarsi in nome della migliore qualità possibile e farsi apprezzare. Del resto è proprio sulla qualità che “Il Cenacolo dei Sommi Estimatori e Massimi Degustatori del Vino Rosato” è intenzionato a vegliare e vigilare. Vi rimandiamo a due letture, contenute nel nostro opuscolo divulgativo: "Il vino rosato salentino" e "Note illustrative sul vino rosato".
Nello stand di Rosalento del Comune di Nardo', il Cenacolo dei Sommi Estimatori e Massimi Degustatori del Vino Rosato ha potuto realizzare l'obiettivo tanto desiderato, cioe' di far conoscere tutta la potenzialita' di un settore importante come quello del vino rosato salentino. Siamo riusciti a mettere a disposizione del visitatore e dell'addetto ai lavori ben 40 bottiglie diverse tra loro di vino rosato dei numerosi produttori salentini, per lo piu' anche loro presenti alla manifestazione veronese. Una centralita' e una festa del nostro vino rosato in un via vai continuo ed incalzante di visitatori, che ha lasciato perplessi anche noi. Tanto che il nostro sommelier ha pensato bene di realizzare delle brevi degustazioni guidate ad orari prestabiliti.
Un servizio prezioso, dettagliato, anche tecnico dunque; la hostess di madre lingua tedesca e il sommelier, il bravo Luigi Napoli, traducevano i colori rosati dello stand in informazioni e indicazioni a 360 gradi, intenti ad accompagnare i visitatori nella loro curiosita'. Non da meno eravamo noi presenti a distribuire l'opuscolo divulgativo e spiegare l'utilita' dell'iniziativa. Un seccesso veramente importante per tutti, perche' chi voleva saperne di piu, anche da un punto di vista economico, veniva indirizzato allo stand della cantina produttrice. Piena soddisfazione con l'affermazione di un vino rosato del salento quale GRAN MEDAGLIA D'ORO a Vinitaly 2008.
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Vi rimandiamo a due interessanti letture al proposito, facenti parte dell'opuscolo presentato dal Cenecolo del Rosato. Il vino rosato salentino
Storia della nostra civiltà
Costituimmo la nostra associazione quasi per diletto, credendo soltanto di offrire agli aderenti, in una sorta di impeto elitario, la possibilità di degustare e riscoprire il sapore antico, pieno di tradizioni ataviche, del vino rosato. Un vino quasi sempre dimenticato ma sempre protagonista perché presente sulle le nostre tavole. Autentico e immediato, come la sua gente, migliore espressione di un vitigno antico e autoctono come il “Negroamaro”. Il rosato racconta della nostra terra, ci riporta agli antichi sapori del Salento e della Puglia, agli odori della terra brulla, bagnata dal mare, ombreggiata dagli ulivi secolari con le loro forme contorte come le mani dei contadini che la coltivano e che raccolgono l’uva dai rigogliosi vigneti. Così, tra una cena e l’altra, conversando amichevolmente con i commensali, consapevoli di come la buona tavola ed il buon vino sposa la buona conversazione, accorgendoci del consenso dei nostri ospiti, documentandoci volta per volta sulle tradizioni del nostro vino e sulle antiche modalità di realizzazione, ci siamo riscoperti orgogliosi delle nostre radici in un impeto di appartenenza a questa terra di sud, terra di confine, terra di dove finisce la terra. È in questo viaggio a ritroso tra usi, costumi, sapori, colori e profumi che aneliamo trionfalmente a far conoscere al mondo intero, attraverso il vino che tanto decantiamo, la Puglia, la terra che già Pasolini definiva “magica”. Nonostante la storia ci abbia confinato a sud, abbia spesso sottratto possibilità di riscatto alla nostra terra, abbia per anni restituito solo senso di colpa per il nostro passato ed il nostro presente, è questa la chiave di volta per comprendere la condizione nella quale, come uomini del sud, ci troviamo. La condizione di dover essere sempre in una condizione, di non poter vivere senza lotta e dolore, di doverci assumere inevitabilmente colpe che spesso sfuggono alla nostra stessa comprensione, un muro contro cui urtiamo quotidianamente.
Rara di questi tempi, la nostra, è indignazione vera. È la voglia di rivendicazione delle nostre coscienze, di rinascita di una terra dimenticata nell’oblio dell’opinione comune. Il lettore, a questo punto, forse si chiederà, in cosa, tutto questo, abbia a che fare con il vino. Ebbene il vino è un eccezionale ed attendibile storico, intorno al vino ed alle sue tradizioni gravita la storia di un popolo. Ci racconta dei secoli passati, di quando la nostra terra era culla della Magna Grecia, delle vessazioni borboniche, del brigantaggio, della guerra, dell’orgoglio con cui abbiamo reagito alla storia ed alle avversità. Racconta soprattutto dello spirito di sacrificio dei contadini, della voglia di riscatto dei giovani. Del resto è stato il vino rosato a dare il via alla commercializzazione in bottiglia dei vini salentini, consentendo alla nostra terra di affacciarsi al mercato dei consumi. Un vino nobile che ha permesso di reagire allo storico complesso di inferiorità della nostra terra con la sua enologia portata verso i prodotti da taglio che ha fatto decollare i vini salentini. Il vino rosato rappresenta, pertanto, la storia della nostra civiltà: la dignità e l’orgoglio di amare le proprie radici. Questo lo spirito con cui ci avviciniamo a “Vinitaly 2008”, l’importante manifestazione cui siamo stati invitati a partecipare: faremo conoscere non solo il vino rosato ma la terra del vino rosato, la sua storia, il suo passato ed il suo presente, onorati di rappresentare in quella sede il Salento tutto. Nella piena convinzione che richiamando i nostri amici consumatori e l’attento produttore a difendere questa realtà salentina, simbolo di riscatto, di tradizioni ed innovazione, il vino rosato del Salento possa attestarsi in nome della migliore qualità possibile e farsi apprezzare.
Del resto è proprio sulla qualità che “Il Cenacolo dei Sommi Estimatori e Massimi Degustatori del Vino Rosato” è intenzionato a vegliare e vigilare. Forse i nostri intenti sembreranno al lettore arditi e pretenziosi ma sognare e credere in un sogno non è una colpa. Se così non fosse saremmo allora sicuramente e volutamente colpevoli, consci che le battaglie sono perdute nello stesso spirito con cui sono vinte, finalmente consapevoli che la rassegnazione non alberga più nei nostri cuori. Abbiamo intrapreso il viaggio e andiamo avanti orgogliosi. Accettando la sfida con il futuro per la nostra associazione ed i nostri intenti impareremo anche ad accettare le delusioni. Salutiamo ora il gentile lettore che speriamo non aver tediato, con i versi di OMAR KHAYYAM che ci proiettano nell’atmosfera magica e irripetibile di una notte: la notte in cui nasce un vino rosato. “La carovana della vita guardala, quando passa. Cogli la gioia di ogni istante! Non preoccuparti, o coppiere, dell’indomani dei tuoi commensali. Tendici la coppa,versa il vino, ascoltami: la notte se ne va.”
NOTE ILLUSTRATIVE SUL VINO ROSATO Il vino rosato e’ prodotto e vinificato da uve a bacca rossa. La credenza che i vini rosati potessero scaturire dalla mescolanza di vini bianchi e rossi e’ solo frutto di disinformazione e di cattiva divulgazione che, oggi, il consumatore non puo’ piu’ tollerare.
I Latini già conoscevano la lacrima o mosto vergine che Plinio chiamava «protropum» e che Columella molto appropriatamente definiva «mostum lixivium»; Catone accennava già ai vini grigi o rosati (Helveolum vinum) e insegnava a fare i rosati prendendo uve Helvolae, vino Apicio (cioè derivato da uve di vitigno Apicium perche prediletto dalle api) Nei secoli successivi si continua a produrre lagrima o lacrima semplicemente perche facile da ottenere, gustosa e soprattutto precoce, anche se la passione per i vini vecchi, quelli centenari, non aveva limiti. Parlano diffusamente di queste produzioni di lacrima Andrea Bacci, medico di Papa Sisto V nella poderosa opera: «De Naturali Vinorum Histo¬ria», Sante Lancerio, «bottigliere» di Papa Paolo III Farnese, Prospero Rendella e persino Francesco Redi. Nel 1549 Sante Lancerio, bottigliere di quel robusto Papa che fu Paolo III Farnese ebbe a dire, nelle sue famose memo¬rie, in merito al vino «nominato lacrima o rosato», qualcosa che ancora oggi lascia meditare. «...iI nome è applicato - egli scrive - ad un tipo: che per tutte le parti del mondo, dove si fa il vino, si può fare; si domanda lagrima perché alla vendemmia colgono l'uva rossa et la met¬tono nel Palmento. Et quando è pieno, cavano, innanzi che l'uva sia ben pigiata, il vino che può uscire, et lo imbottano. Et questo domandano lagrima, perché nel vendemmiare, quando l'uva è ben matura, sempre geme. Il vino migliore veniva da Somma. Ma era sovente falsificato con una mescolanza di vini bianchi e rossi». A distanza di quattro secoli poco è cambiato: i rosati vengono penalizzati ancora dalla concorrenza di produzioni ottenute dalla mescolanza di vini bianchi con vini rossi e il consumatore, tra l'altro, è convinto che il rosato rappresenti un compromesso perché non è né bianco né rosso . Eppure la sostanziale evoluzione del settore enologico e gli orientamenti del consumatore verso vini a colorazione più tenue e soprattutto più freschi, fruttati, avrebbe dovuto quan¬to meno portare a fissare i metodi di elaborazione dei vini rosati
Il vino rosato ha avuto origine passando attraverso la Lacrima , ottenuta da uve nere per sgondro e ricorrendo ad un metodo piu’ prolungato di macerazione col contatto delle bucce per un periodo di tempo che va dalle 12 fino alle 24 ore .Il vino rosato, infatti , e’ definito “vino di una notte “. Il Vino Rosato del Salento
I mosti che caratterizzano i rosati sono definiti “primo fiore “ con una resa per quintale molto bassa che non va oltre il 40% , passando da una pressatura morbida – vasche di decantazione – filtri e affinamento. Non a caso il vino rosato rappresenta la parte piu’ nobile dell’ uva mentre la restante parte del mosto andra’ a costituire i vini rossi. Quindi la vinificazione in vino rosato non solo ha una sua precisa metodologia , ma questa risulta anche complessa e delicata perche’il vino rosato deve nascere rosato , sia per quanto attiene la sua costituzione minerale ed estrat¬tiva, sia per quanto concerne la sua finezza e la gradazione del colore . Come dice l’enologo Severino Garofano e’ inutile illudersi di poter correggere eventuali deficienze ,come ,semmai , si puo’ fare con le altre tipologie di vino , impiegando ausiliari chimici o altre acrobazie enologiche. Inoltre si utilizza solo una frazione del potenziale di materie polifeno¬liche delle uve nere dalle quali è necessario estrarre pochi tannini e soprattutto quelli meno aggressivi, non troppo erba¬cei, dovendo ricavare dei vini morbidi e delicati.
Per l’elaborazione dei vini rosati nella penisola salentina si applicano sostanzialmente due tecniche: una tradizionale che prevede una breve macerazione (circa 12-20 ore) delle uve diraspate e pigiate, - con successiva svinatura parziale del mosto - e l'altra, invece, che si avvale delle diverse apparecchiature di pre-sgrondo e di pressione soffice per l'esaurimento totale dell'intera fase solida delle uve appena pigiate Il vitigno Negroamaro con la sua polpa succosa dimostra attitudine naturale a produrre vini con una dominaza gialla e fu il primo ad essere utilizzato per la produzione del vino rosato in Puglia . Altri vitigni si affiancarono come il Sangiovese , il Bombino nero e l’Aglianico unitamente alla Malvasia nera di Lecce e di Brindisi tutti regolarmente da uve a bacca nera Il vino rosato Salentino che deriva dalle sue uve rosse , che non è stato mai fatto conoscere adeguatamente, è vino di antica tradizio¬ne perché era prodotto già dall'epoca delle prime vendemmie delle cosiddette «uve greche», quelle malvasie portate con la colonizzazione da parte dei greci . In Terra d'Otranto già il De Ferraris, detto il Galateo, nel 1463 nel trattato «De Situ Japigia», elogia il vino giallo ambrato quando parla della vecchia Lupia che: «ha vigneti ¬ - egli scrive - ma lungi quattro o cinque miglia... Produce vini ocri e Xanti come dice Galeno, noi li chiamiamo ambrati o biondi o a color d'oro: sono squisitissimi e gareggiar possono col vino di Creta». Vini pallidi, quindi, prodotti con la tecnica della lacrima. AI principio del XVII secolo, nel 1629, Prospero Rendel¬la, patrizio di Monopoli, nella rassegna dei vini meridionali cita un antico vino Lupiense o Liciense (da Lupia appunto, l'attuale Lecce), nel territorio degli antichi Japigi. Inoltre questo appassionato giurista parla di un vino S.Cesareo prodotto poco lontano dal Liciense o Lupiense Infatti fino al 1700, anche in Francia, i vini rosati erano i soli vini potabili. Per ottenere dei rossi apprezzabili occorre attendere la metà del XIX secolo, e per alcune regioni anche epoche successive, quando i trasporti diventano più facili e consentono il contatto con popolazioni che impongo¬no un radicale cambiamento del gusto È stato il rosato a dare il via alla commercializzazione in bottiglia dei vini salentini perché i produttori si erano resi conto che solo vini meno ruvidi potevano assecondare la tendenza generale dei consumi. Il rosato pugliese e soprattutto quello salentino , a base di uve negroamaro , inizia la sua affermazione commerciale negli anni dell’applicazione del trattato con l’Impero Austro-Ungarico del 1891 .L’ Austria-Ungheria in quei tempi accuso’ una forte riduzione della produzione di vino e dato che quello rosato rappresentava ben 1/5 di tale produzione ( i loro vini rosati erano prodotti soprattutto nell’ Ungheria orientale oltre che nel Tirolo , la Croazia e la Dalmazia )e si rivolse al Meridione D’Italia per ricercare la produzione piu’ qualificata Questa richiesta da destinare al consumo diretto spinse il nostro produttore a migliorare le tecniche di vinificazione per migliorare il prodotto , ovviando anche al colore gialliccio della lacrima . È stato il rosato a dare il via alla commercializzazione in bottiglia dei vini salentini perché i produttori si erano resi conto che solo vini meno ruvidi potevano assecondare la tendenza generale dei consumi . Al consumatore, che era sempre stato portato ad associare il concetto di vino colorito uguale a vino tannico, ruvido, solo il rosato poteva fargli cambiare opinione. Il salento a causa della sua enologia portata verso vini da taglio , non poteva che utilizzare la classica produzione di vino rosato per reagire a questo complesso di inferiorità in cui si rovavano i suoi vini rossi considerati tutti impropriamente adatti al taglio. Il rosato è stato, quindi, la molla che ha fatto decollare i vini salentini ed ha consentito l'approccio con il mercato dei consumi; ha dato poi spazio ai vini rossi, nel frattempo anch'essi modificatisi sia nella composizione, per l'ammo¬dernamento della viticoltura, sia per il progresso della stessa tecnologia di fermentazione con macerazione della vendem¬mia. Che fosse una produzione tipica lo dimostra il fatto che a seguito dell'emanazione della normativa prevista dal D.P.R. 19.6.1963, n. 930, sulla tutela delle denominazioni di origine dei vini, il Rosato del Salento ottenne, nel 1968, esattamente con D.M. 5.8.1968, la delimitazione della zona di produzione come vino a denominazione di origine semplice . Questo fatto poteva, forse, consentirgli di essere ritenuto di diritto «vino tipico» ai fini della successiva regolamenta¬zione comunitaria per la designazione dei vini da tavola . La politica della qualità è più facile avviarla con il miglio¬ramento delle produzioni tipiche , grossa occasione perduta da questa nobile produzione, la quale attende insieme a tanti altri meritevoli vini italiani la disciplina dei vini tipici, Il vino di cui trattasi interessa un'area viticola molto estesa della storica Terra d'Otranto, indicata oggi come Salento o Penisola Salentina, la quale comprende le provincie di Lecce, Brindisi e Taranto. È detta Salento anche per i popoli che anticamente l'abi¬tarono: i Sallentini, tribù italica stanziata nella Puglia presso il promontorio japigium, di origine greca. Costituisce la parte più orientale d'Italia (Otranto è quasi alla stessa longitudine di Budapest) e la maggior parte del territorio è costituita da aree pianeggianti delle quali la più estesa è la Pianura Salentina o piana Messapica. Il rosato è stato il vino bandiera di quella teoria di bottiglie di rossi, bianchi, frizzanti, ecc. che oggi partono per i mercati di tutto il mondo ed il padre di tutti i vini rosati a denomi¬nazione di origine controllata del Salento. Che fosse una produzione tipica lo dimostra il fatto che a seguito dell'emanazione della normativa prevista dal D.P.R. 19.6.1963, n. 930, sulla tutela delle denominazioni di origine dei vini, il Rosato del Salento ottenne, nel 1968, esattamente con D.M. 5.8.1968, la delimitazione della zona di produzione come vino a denominazione di origine semplice; dopo appe¬na quattro mesi dal riconoscimento del San Severo, il primo vino della Regione Puglia che si è fregiato della denomina-zione di origine controllata (D.P.R. 19.4.1968). Escluse le doc del Rosato Orta nova e Castel del Monte , in tutte le restanti zone geografiche della Puglia i rispettivi disciplinari di produzione hanno previsto l’impiego prevalente delle uve del vitigno Negroamaro. A questo si accompagnano uve di altri vitigni come Sangiovese , Malvasia nera di Lecce e Brindisi che pero’ non devono produrre alcuna modificazione della struttura chimica e aromatica del futuro vino Rosato. Si incomincio’ con il riconoscimento a doc con il - Rosato Matino con D.M. del 19/05/1971 , e seguirono le doc del - Rosato Copertino con DM 02/11/1976 - Rosato Squinzano con DM 06/ 07/ 1976 - Rosato Brindisi con DM del 22/11/1979 - Rosato Alezio con DM del 09/ 02/1983 - Rosato Orta Nova con DM del 26/04/1984 - Rosato Nardo’ con DM del 06/04/1987 - Rosato Lizzano con DM del 22/12/1988 - Rosato Salice Salentino con DM del 06/12/1990 - Rosato Castel del Monte con DM del 14/03/1997 - Rosato Leverano con DM del 17/03/1997 - Rosato Galatina con DM del 24/04/1997 Chissà se un colore più invitante, stabile e costante non potrà giovare a migliorare la conoscenza del Rosato del Salento e ad assicurare un futuro più roseo alla sua viticoltura ad uve nere . Accenni del Cenacolo per la degustazione Il vino rosato ottenuto da negroamaro e’ un vino fresco ,fruttato , sapido , vivace e brillante ed e’ classificabile tra i rosati propriamente detti con un colore caratteristico tendente al corallo e tipici riflessi aranciati . I terreni più adatti per la vinificazione di rosati sono i terreni calcarei, silicei e profondi ma ricchi di scheletro e , soprattutto per quanto concerne il rosato negroamaro , danno dei vini rosati più armonici, freschi e con spiccate note di frutta fresca . Pertanto al naso si presenta fresco , fruttato e delicato , fragrante . Il gusto asciutto netto , armonico e fruttato( fragola – ribes - )con peculiare retrogusto amarognolo e pungente , etereo. La posizione geografica dei vitigni di negroamaro che godono di una esposizione solare e ventilata, influenzata dalla vicinanza dei mari ,specie nel basso salento ,puo’ conferire una certa mineralita’ e il caratteristico sentore del mirto.
La presenza di Malvasia , altro vitigno autoctono che puo’ contribuire alla elaborazione del rosato del salento con il circa 20% , dona maggiore morbidezza e conferisce al prodotto una buona dose di frutta matura ; in bocca risulta vellutata come quasi si spalmasse e con un tipico profumo di fiore di sambuco. In definitiva il vino rosato del Salento presenta una certa versatilita’ che ne fanno un vino a tutto pasto e per tutte el stagioni.
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